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Pratola Peligna
é uno dei maggiori centri della provincia aquilana, nei secoli fu anche feudo del Monastero di Santo Spirito al Morrone fondato da papa Celestino V (Pietro da Morrone), e tutt'oggi è possibile scorgere testimonianze dell'epoca celestiniana.

Sede di un fornito Museo della Civiltà Contadina e ricco di reperti archelogici, Pratola Peligna è un paese vivo e pulsante.

Vi si svolge una famosa ricorrenza, la Festa della Madonna della Libera.

Slmona
L'antica "Sulmo" fu protagonista della storia già in epoca romana, partecipo infatti alle insurrezioni italiche contro il dominio latino, divenne poi municipalità della stessa Roma.

La leggenda narra che fu edificata dal genero di Enea, Frigio Solimo e che da questi prese poi il suo nome. terra di illustri natali, tra i quali uno dei più grandi poeti latini, Publio Ovidio Nasone, di papa Innocenzo VII nonché di degnissimi umanisti. Ammirevole la Cattedrale di S.Panfilo (VII-IX sec.), le mura di cinta, l'acquedotto del '200 e le varie chiese di pregevole fattura.

Famosi nel mondo i suoi confetti ai quali è stato perfino dedicato un museo e famosa la Giostra Cavalleresca di antichissime origini (1484) che si tiene ogni anno nella piazza Maggiore a cui si è affiancata la Giostra europea che vede la partecipazioni di molte nazioni europee.
A Pratola Peligna
 
Chiesa San Pietro Celestino
La Chiesa madre di Pratola Peligna, è quella dedicata a San Pietro Celestino, sorge nel centro del vecchio abitato detto "dentre la terre", presso il castello De Petris; una piazzetta la divide da un ex convento, oggi adibito ad asilo infantile.
Il portale dell'antica Chiesa, architravato con due paraste corinzie e trabeazione con sopra un arco, risale alla prima metà del XVI secolo ed è riferibile alla scuola di Silvestro di Giacomo.
Le due lesene che affiancano gli stipiti sono sormontate da capitelli figurati.
Lungo la cornice corre un fregio a motivi floreali, interrotto al centro dal busto di S. Pietro tra due angeli in volo.
Alle estremità della lunetta, originariamente affrescata, sono due corolle floreali.

A Sulmona

Chiesa della SS. Annunziata
Ricostruito dopo il terremoto del 1706, il monumentale complesso documenta quattro secoli di arte sulmonese, una sintesi di tardogotico, di rinascimento e di barocco.
Le tradizioni artistiche locali, permeate di influssi lombardi e toscani, si rivelano nelle possenti colonne che danno slancio alla facciata della chiesa, nella splendida trifora, nel festoso fiorire del primo portale, nell'eleganza delle bifore e nelle sculture del portale centrale.
Il palazzo, in origine ospedale e, nella parte nobile, dimora del magistrato, è oggi sede museale. Domina, dall'alto dei suoi 65,50 metri, il campanile cuspi-dato costruito nella seconda metà del XVI sec.

Badia Morronese
A meno di cinque km. dalla città sorge il complesso abbaziale dei Celestini, con chiesa barocca e all'interno la Cappella Caldora, impreziosita da un ciclo di affreschi e un monumento funerario del 1412.
Non lontano, lungo le pendici del monte Morrone, resti del santuario italico di Ercole Curino, che ha restituito importanti reperti, tra i quali un'ara di bronzo e un Eracle in riposo, di scuola lisippea.
Il Santuario fu creduto per secoli, l'antica villa di Ovidio.

Acquedotto Svevo
Fu costruito nel 1256 al tempo di Re Manfredi per approviggionare di acqua la città, è ancora perfettamente conservato con le sue 21 possenti arcate in pietra concia.
Visto dalla grande Piazza con lo sfondo della chiesa di S.Francesco forma un complesso architettonico di rara bellezza.
L'Acquedotto termina con la fontana detta del "Vecchio" per la contribuzione nella costruzione data dalla famiglia De Vecchis.

Museo Civico Situato nel Palazzo della SS. Annunziata
si articola in due sezioni: l'archeologica (in fase di allestimento), ricca di materiali preistorici, ceramiche, bronzi di età italica e romana, monete, documenti epigrafici, frammenti sculto-rei e musivi; la medievale e rinascimentale, che raccoglie sculture, dipinti e arredi sacri, notevoli oreficerie di scuola locale, un catasto del 1376 (il più antico delle province meridionali), monete di zecche abruzzesi.

Altri Musei a Sulmona

1) MUSEO DEL COSTUME POPOLARE ABRUZZESE-MOLISANO E DELLA TRANSUMANZA
2) MUSEO DI STORIA NATURALE
3) MUSEO PELINO DELL'ARTE E TECNOLOGIA CONFETTIERA Unico nel suo genere, si trova presso la fabbrica di confetti Pelino.
Conserva cimeli di famiglia, antichi strumenti per il funzionamento dell'azienda e ricostruisce un laboratorio settecentesco per la produzione di confetti.
(ingresso gratuito; orario 9.30/12.30 - 15.30-18.30 tutti i giorni esclusa la domenica. Visite guidate gratuite. Info: 0864/210047)
Madonna della Libera
Da un'antica leggenda del 1550, (anno in cui imperversava la peste) un abitante di nome Fortunato, fuggì dal paese per non essere appestato.
In una cappelletta nei pressi del paese, gli apparve in sogno la Madonna, la quale gli disse che il contagio era finito.
Al risveglio un occhio lo fissava, e smuovendo la terra, trovò un dipinto, simile al volto sognato della Madonna.
I paesani decisero così di trasportare l'immagine in paese, ma le sette paia di buoi si bloccarono sul posto.
Fu così che decisero di costruire lì una chiesa, che ampliata durante i secoli, é tutt'oggi meta di pellegrinaggi, ricordati anche da Ignazio Silone nel romanzo popolare "Fontamara".
Il Santuario della Madonna della Libera venne eretto nel XVI secolo quando la leggenda vuole che la Madonna liberò il paese dalla peste e da allora la festa omonima è tra gli spettacoli tradizionali più belli della regione.
Oggi c'é nella chiesa una statua del 3 Maggio 1741, conservata assieme al quadro, nella prima domenica di Maggio in processione la Madonna viene ricoperta di oggetti d'oro, offerti per grazia ricevuta.

Madonna della Libera, 1 Domenica di Maggio - PRATOLA PELIGNA (AQ)

Giostra Cavalleresca Della giostra cavalleresca sulmonese, che si teneva due volte l'anno e in coincidenza di eventi particolari nel "Campo" di Piazza Maggiore, si hanno notizie solo a partire dal 1484, epoca in cui la regina Giovanna d'Aragona invitata i Sulmonesi a non sperperare denari "in correre de palii" ; ma tal genere di cimenti sicuramente vantava una lunga tradizione e forse non è azzardato farne risalire le origini al tempo degli Svevi, quando posizione strategica e favorevole congiuntura economica avevano fatto della città ovidiana una delle maggiori del Regno e la capitale d'Abruzzo.
In origine, con la partecipazione di cavalieri cittadini e forestieri, il torneo si celebrava a spese di due dei maggiori istituti laico-religiosi della città: la Casa Santa della SS. Annunziata finanziava quello del 25 Marzo che coincideva con la festività dell'Annunciazione, differito all'ottava di Pasqua quando la ricorrenza cadeva in tempo di Quaresima, mentre la Chiesa di Santa Maria Della Tomba gestiva il palio dell'Assunta a mezzo Agosto.
In epoca post tridentina, invece, l'organizzazione venne curata dall'Università che se ne accollò totalmente la spesa per complessivi 40 ducati : 22 per il palio di primavera e 18 per quello d'estate.
Le norme raccolte dalla viva voce dei protagonisti e date alle stampe da Cornelio Sardi nel 1583, si componevano di 44 articoli che regolavano la manifestazione ed il comportamento dei cavalieri partecipanti alla tenzone. Lo svolgimento della competizione, diretta dal mastro giurato della città, si riassumeva in uno scontro alla lancia tra cavaliere in lizza e "mantenitore", personaggio questo di gran coraggio, in quanto, armato e protetto dalla corazza, attendeva l'assalto del concorrente rimanendo immobile sul suo destriero all'altro capo dello steccato eretto lungo il percorso con teli colorati a dividere in due il campo di gara.
I giostranti, muniti di lunga lancia dalla punta opportunamente trattata con vernice così da lasciare traccia visibile nel punto colpito, uscendo dal varco dei "tre archi", che all'epoca si apriva tra le costruzioni addossate all'acquedotto medievale, galoppavano lungo lo steccato alla volta del "mantenitore", cercando di assestare quella che in gergo si chiamava la "botta".
In base al bersaglio raggiunto, con verdetto insindacabile dei due giudici - anche questi di nobili ascendenze e, almeno uno, scelto tra le caste Sulmonesi - si assegnava il punteggio : tre "botte" per il colpo alla testa o alla mano, una "botta" se veniva raggiunto lo spallaccio o il petto, e così via.
I punti raddoppiavano se nella veemenza dell'assalto la lancia si spezzava nell'impattare il bersaglio in quanto il fatto denotava una "botta" di grande possanza, oppure procurava ferita sanguinante al "mantenitore" : a parità di condizione prevaleva chi provocava "più copioso sanguinamento".
Colpo prestigioso, la cosiddetta "punteria", ossia quello portato contro la visiera che proteggeva il volto del "mantenitore" - in pratica al centro della fronte - giudicato vincente perché di grandissima importanza.
La vittoria, e quindi il premio, consistente in un drappo di raso prezioso, andava al cavaliere che, corse le tre lance previste, totalizzava il maggior numero di punti. Quella giostra che nel Seicento - a detta del Pacichelli - fu dismessa "per disapplicazione e mancanza de' guerrieri" torna oggi a nuova vita sia pure inevitabilmente adattata ai tempi.
Cambia il percorso e la funzione del mantenitore, niente assalti alla lancia né sanguinamenti, ma semplici anelli di diverse dimensioni da infilzare da parte del cavaliere che corre anche contro il cronometro, per cui vince chi consegue il risultato migliore nel minor tempo.
Scomparsi anche i cavalieri solitari ed i nobili rampolli di antiche casate, oggi i fantini gareggiano in rappresentanza di Borghi e Sestieri ...
Resta immutato invece il "campo" di gara di Piazza Maggiore, che oggi si intitola all'eroe dei due mondi anche se privo dei "tre archi" da dove prendeva le mosse la galoppata del cavaliere, ma non per questo difetta di suggestioni e di incomparabile bellezza : uno scenario sicuramente degno di ospitare la grande rievocazione storica che Sulmona si accinge a rivivere nella calura di un pomeriggio d'estate.
fonte: E. Mattiocco Giostra Cavalleresca: sito internet
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Pratola Peligna
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