Nonostante il disastro del terremoto e i bombardamenti del 1944 durante la Seconda Guerra Mondiale che distrussero la città per la seconda volta, Avezzano seppe riprendersi raggiungendo in pochissimi anni un incremento demografico incredibile e un posto di rilievo in quasi tutti i settori produttivi.
Oggi, grazie all'indiscussa evoluzione, Avezzano è una città in piena ascesa, tra le più dinamiche dell'Abruzzo. Ha valorizzato le risorse locali, potenziato l'imprenditoria agricola e incrementato il tessuto economico e industriale favorendo l'insediamento di molteplici industrie che hanno determinato una radicale trasformazione della vita sotto il profilo sociale, culturale, economico e turistico.
La città ha subito danni insignificanti dal Terremoto dell'Aquila del 2009. Questa incolumità sismica è stata determinata dall'edificazione oculata, svolta con criteri antisismici dopo la distruzione del Terremoto del 1915.
Il territorio attuale di Avezzano è il risultato delle vicende storiche che, dal finire del Duecento e fino al termine del XX secolo, portarono lo stesso ad inglobare altri centri vicini con un'estensione attuale di 104 kmq su cui si muovono 38.858 abitanti, pari a 373,6 ab. per kmq.
Le frazioni sono sette: Case Incile, Castelnuovo, Cese, Paterno, San Giuseppe di Caruscino, S. Pelino. Del vecchio ed importante centro storico non rimangono testimonianze eccetto il restaurato Castello Orsini-Colonna, ora in piena funzione, di un brandello della parrocchiale di S. Bartolomeo e del ricostruito complesso sacro di S. Giovanni.
Il prosciugamento della seconda metà del XIX secolo, il terremoto del 1915 ed i bombardamenti alleati della II guerra mondiale, hanno profondamente alterato il rapporto fra l'uomo e l'ambiente con la nascita di un nuovo abitato di tipo "coloniale" popolato da genti provenienti dai paesi vicini e da tutta l'Italia. Solo nell'ultimo decennio sta rinascendo l'interesse per la riscoperta delle "radici", al fine di ridare una dignità storica alla città contemporanea che si appresta a diventare sede di una provincia abruzzese.
Castello Orsini - Colonna
Il Castello Orsini, classico tipo di fortezza quattrocentesca, fu costruito da Gentile Orsini nel 1490.
Successivamente nel 1565 Marcantonio Colonna lo adattò a palazzo fortificato. Dotato di quattro torrioni agli angoli, permetteva l'accesso da un ponte levatoio che doveva superare il fossato difensivo. Il fortilizio di Avezzano , distrutto dal sisma del 1915 e da tre bombe alleate nel 1944, è stato restaurato perimetralmente nel 1964 dall'ing. Orlandi per conto del locale Genio Civile.
Nel 1994 l'arch. Del Bufalo ha curato la trasformazione in centro culturale: le mura sono state pulite tramite sabbiatura, internamente è stata realizzata una struttura autoportante ad un piano e si è circondato il fossato con una gradevole ringhiera in ferro.
E' usato quotidianamente dal Comune come centro polivalente, è sorvegliato durante il giorno da custodi e l'intera area medioevale é circondata da una robusta e piacevole recinzione in metallo.
LUGLIO Premio di pittura Città di Avezzano
15 LUGLIO /15 SETTEMBRE "Eventi Estate": teatro, musica, folclore
AGOSTO Settimana Marsicana; Quadrangolare di calcio a 5; Concorso Ippico Città di Avezzano
Manifestazioni religiose e folcloristiche:
27 Aprile Festa della Madonna di Pietraquaria;
Processione del Cristo Morto del Venerdì Santo;
Processione del Corpus Domini Sagre, fiere e mostre:
LUGLIO/AGOSTO Manifestazioni e sagre nelle frazioni
NOVEMBRE/MARZO Stagione di Prosa Città di Avezzano
DICEMBRE Premio Letterario Città di Avezzano
Il Terremoto del 1915
Il 13 gennaio 1915 accadde la più grande catastrofe mai avvenuta nella Marsica, una delle più gravi nella storia dell'intera Italia.
Il terremoto di Avezzano, di vastissima scala, scosse l'intero territorio marsicano provocando la sua distruzione e migliaia di morti.
La mattina del 13 gennaio 1915, alle ore 7,48, (dal Telegramma inviato dal pro-Sindaco di Tagliacozzo al Ministero dell'Interno) ci fu la prima violentissima scossa, seguita da varie scosse di assestamento.
I primi 10 giorni
Quando gli organi di governo e della stampa cominciano a divulgare le prime notizie relative al terremoto, si diffonde la sensazione dell'occorrenza di un evento drammatico, non ancora precisamente caratterizzato (La Nazione, 1915 e).
Sull'edizione serale di alcuni quotidiani si delinea un'area epicentrale genericamente allungata lungo la linea Campobasso-Isernia-Sora. Addirittura, in una carta schematica, gli estremi dell'area complessivamente 16.000 Kmq di superficie, 350 comuni formati da ca. 1.000 centri abitati e occupati da 1.200.000 residenti.
mercoledì 13 gennaio
1915 La prima opera di soccorso, ovviamente non pianificata, fu prestata dai pochi sopravvissuti e da abitanti di centri non distanti dall'area fucense che avevano subito minori danni.
Infatti, nei momenti immediatamente successivi all'evento, le dimensioni del disastro non vennero valutate appieno dal Governo Centrale.
Bisognerà attendere il tardo pomeriggio del 13 per una adeguata presa di coscienza.
I primi soccorsi "ufficiali" giunsero solo 24 ore dopo il disastro, un tempo lunghissimo se si considera che molti erano i sepolti vivi e che tanti sopravvissuti erano stati esposti in condizioni estremamente precarie al rigore del clima invernale.
In un comunicato del Ministero dell'Interno, relativamente ad Avezzano, si sottolinea l'assenza di notizie, a parte il crollo del fabbricato della stazione (La Tribuna, 1915 b), gravi danni all'ospedale con tre corsie cadute, otto malati e due infermieri feriti.
La scarsa definizione dell'entità del disastro e dell'ubicazione della zona epicentrale è altresì testimoniata dal fatto che, nel primo pomeriggio, il Re in persona si reca in visita a Torre Caietani (sulla S. S. Prenestina) "distrutta dal terremoto", ma, come poi si scoprirà, ben al di fuori della zona epicentrale (La Tribuna, 1915 c; Il Popolo d'1talia, 1915 a).
Tutto questo risulta in evidente contrasto con una serie di riscontri obiettivi, complessivamente riassumibili nei seguenti punti:
- l'arrivo nella mattinata di alcuni telegrammi all'Ufficio Cifra del Ministero dell'Interno che danno la dimensione reale e l'ubicazione geografica dell'evento (vedi ad es. telegrammi 851 a 852 spediti rispettivamente da Tagliacozzo ed Aielli la mattina del 13 gennaio; ACS, Min. Int., Gabinetto, Telegrammi Ufficio Cifra);
- l'individuazione, da parte del Ministero delle Poste, di un quadro delle località con le quali, dalla mattinata, sono interrotte le comunicazioni telegrafiche e telefoniche (Il Messaggero, 1915 a; La Tribuna, 1915 d);
- il crescente aumento della drammaticità dei comunicati stampa dell'Agenzia Stefani (es., Il Zonale d'Italia, 1915 a; La Tribuna, 1915 e).
Soltanto alle 13 parte da Roma Termini, alla volta di Avezzano, un treno straordinario che non reca soccorsi, bensì solo funzionari statali con compiti di sopralluogo.
Sulla via per Avezzano questo convoglio ospiterà due squadre di soccorso di volontari dei comuni di Arsoli e Carsoli che presumibilmente saranno tra le prime a giungere ad Avezzano, ben oltre 12 ore dopo il verificarsi del terremoto (Il Messaggero, 1915 a; La Nazione, 1915b).
Alle 19 da l'Aquila viene organizzata finalmente la partenza di un primo treno di militari alla volta di Avezzano (La Tribuna, 1915 f).
Ma bisognerà attendere sino alle 23.30 perché dalla Capitale parta un convoglio con più di 600 militari (Il Giornale d'Italia, 1915 b) e solo dopo che alle 21.10 era giunto alla Stazione Termini un treno carico di feriti dalle zone più danneggiate (es. 11 Popolo d'Italia, 1915 b).
A questo punto l'entità del disastro è assai più chiara ed è ulteriormente provata, in via ufficiale, dai telegrammi che nella notte l'on. Sipari e il comm. Di Domenico, Ispettore Generale del Ministero dell'Interno, partiti col treno delle 13, riescono ad inviare a Roma (La Nazione, 1915 c; II Messaggero, 1915 b; Il Popolo d'Italia, 1915 c; ll Giornale d'Italia, 1915 c).
giovedì 14 gennaio 1915
Alle 0.20 le comunicazioni tra Avezzano e Roma vengono ristabilite tramite l'attivazione di un filo telegrafico (La Nazione, 1915 c; II Giornale d'Italia, 1915 c).
Alle 1.30 giunge a Roma Termini un secondo treno recante feriti e profughi (La Nazione, 1915 d; 11 Popolo d'Italia, 1915 d).
Da questo momento sarà continuo l'afflusso a Roma dei cosiddetti "treni dei feriti" da Avezzano..
Dopo le 5 giungono via treno ad Avezzano i primi reparti partiti a tarda sera da Roma.
Le truppe sono equipaggiate in assetto di marcia, con 3 coperte pro capite, un certo numero di attrezzi e con il carreggio e le salmerie delle sezioni mitragliatrici.
I soldati, deposti i materiali nella stazione, al lume delle torce vengono inviati tra le rovine ove, divisi in piccole squadre comandate da ufficiali e sottufficiali, cominciano a scavare per estrarre i sepolti vivi dalle macerie, recuperare i morti, medicare i feriti a trasportare in ricoveri improvvisati i superstiti, dividendo con essi gli indumenti e gli alimenti al seguito (SALADINO, 1915; FERRI, 1915; Il Giornale d'Italia, 1915 c).
Le FF.SS. ebbero un ruolo determinante nella conduzione dei soccorsi, sia per ciò che concerne l'afflusso delle truppe nelle zone colpite, sia per ciò che concerne il trasporto dei feriti.
Il ruolo centrale rivestito dalle Ferrovie comportò anche aspre critiche sull'operato dei ferrovieri ed una inchiesta ufficiale da pane del Governo.
Dallo stesso treno scendono anche gli onorevoli Torlonia e Guglielmi che, assieme all' on. Sipari saranno i primi di una lunga teoria di deputati e senatori del Regno in visita nelle zone disastrate (Il Giornale d'Italia, 1915 c; La Tribuna, 1915 g).
Alle 13.55, con treno speciale, da Roma giunge ad Avezzano il Re, insieme al Generale Carlo Guicciardi che assume il comando della Zona militare di Avezzano (ad es. JAVICOLI, 1915; La Nazione, 1915e; Il Messaggero, 1915 c; L' Osservatore Romano, 1915 a).
Dopo le 18 giunge ad Avezzano in treno il Ministro dei Lavori Pubblici, on. Ciuffelli (Il Messaggero, 1915 c; La Nazione, 1915 f; L' Osservatore Romano, 1915 b).
Nel corso della giornata del 14, a partire dalle I8,l'afflusso delle truppe ad Avezzano sarà piuttosto continuo (Il Giornale d'Italia, 1915 b; Fig. 2a, b, c), con 1'arrivo di reparti per la maggior parte trattenuti ad Avezzano (solo 3 compagnie vengono smistate a Celano, Luco dei Marsi e Paterno).
Contemporaneamente da Ancona giunge a Pescina un reggimento bersaglieri, di cui due battaglioni vengono smistati ad Ortucchio e Gioia dei Marsi (SALADINO, 1915; PANETTA, 1977).
Questi dati fanno ritenere probabile che, per almeno 36 ore (in alcuni casi anche 48 ore), la situazione relativa ai soccorsi nell'area fucense e di Avezzano, rapidamente divenuto il centro organizzativo, rimase su un piano del tutto insufficiente, sebbene il quadro dell'entità del disastro fosse ormai chiaro.
L'insufficienza dei soccorsi nella mattinata del 14 viene stigmatizzata in un telegramma inviato al Presidente del Consiglio, nonché Ministro dell'Interno on. Salandra, dall'on. Sipari il quale chiede addirittura l'invio di 25 mila uomini (La Nazione, 1915 c; ll Messaggero, 1915 b; II Popolo d'Italia, 1915 c; Il Giornale d'Italia, 1915 c).
Nella mattinata il Consiglio dei Ministri delibera di affidare ad un Commissario Civile l'organizzazione e la direzione tanto dei soccorsi quanto delle amministrazioni locali e dei pubblici servizi nei circondari di Sora ed Avezzano (Il Giornale d'Italia, 1915 d; La Tribuna, 1915 h).
Il Commissario Regio per la zona di Avezzano, a seguito della firma del decreto ad opera del Re, sarà il comm. S. Dezza, Ispettore Generate del Ministero dell'Interno (Il Giornale d'Italia, 1915 e; Il Corriere d'Italia, 1915 a). Un gran numero di abitanti viene dissepolto nell'arco della giornata; 300 feriti vengono curati nei 4 posti di medicazione dislocati tra le macerie e successivamente trasportati alla stazione ferroviaria per essere ricoverati negli ospedali a Roma (PANETTA, 1977).
venerdi 15 gennaio 1915
Nella notte continua l'afflusso di militari ad Avezzano: le truppe giunte vengono inviate a Cerchio, Collarmele, Cappelle dei Marsi, Magliano dei Marsi; alle 11.30 giunge il generate Mar comandante del Corpo d' Armata di Roma (Il Messaggero, 1915 d; La Tribuna 1915 i).
Una parte importante nell'organizzazione soccorsi già a partire dal 13 gennaio, ma in maniera più massiccia nei giorni successivi, viene supportata da associazioni pubbliche e private nonché dalla aristocrazia romana (es. II Giornale d'Italia,).
Nella stessa giornata si fanno più insistenti le critiche sull'andamento dei soccorsi.
A seguito delle proteste dell'on. Sipari (II Messaggero, 1915 f), il Ministero dell'Interno dirama ai giornali un comunicato in cui, descrivendo enfaticamente la cronaca degli avvenimenti, difende le decisioni e l'operato del governo (Corriere d'Italia, 1915 c).
Al sole dei precedenti giorni si sostituisce la pioggia (JUVARRA, 1915). domenica 17 gennaio 1915 Tra le 11 e le 15 il Ministro dei Lavori Pubblici partecipa ad una riunione finalizzata all'individuazione dei problemi concernenti il vettovagliamento dei superstiti, le demolizioni dei ruderi pericolanti, il puntellamento delle strutture lesionate, i baraccamenti ed attendamenti, il servizio ferroviario, la riattivazione delle strade interrotte dalle macerie o dagli effetti del terremoto, il servizio sanitario e di seppellimento.
Viene data disposizione di intensificare l'impianto di tende militari.
Oltre alle 6.000 tende finora distribuite ai vari paesi, capaci di ospitare circa 20.000 persone, vengono infatti richieste altre 10.000 tende da 5 posti.
E' intanto iniziata la costruzione delle baracche (Corriere di Napoli, 1915 a; La Tribuna, 1915 n; L'Osservatore Romano, 1915 d; Il Mattino, 1915 a; Fig. 4 a, b).
Giungono ad Avezzano altri 1.500 militari di cui circa 1.000 vengono smistati nelle varie sottozone.
L'abitato di Avezzano viene suddiviso in 7 settori nei quali operano un congruo numero di reparti di truppa, un plotone di Carabinieri, un posto di medicazione, un funzionario ed agenti di P.S., tutti al comando di un ufficiale superiore (SALADmo, 1915; PAIvIETTA, 1977; ).
Ad ogni settore vengono assegnati un adeguato quantitativo di materiale di soccorso e di razioni di viveri per la popolazione. In data odierna la sussistenza distribuisce 18.000 razioni di viveri, composte da 700 gr di pane, 150 di riso o pasta e 30 di sale, mentre razioni di latte condensato, carne fresca, caffè e zucchero vengono riservate agli ammalati. In serata, con l'arrivo di ulteriori truppe, il contingente d'intervento raggiunge le 9.100 unità (SALADINO, 1915; BARATTA, 1977).
Il Presidente del Consiglio istituisce un Comitato Governativo per l'erogazione delle Somme raccolte dalla carità pubblica e privata (Il Giornale d'Italia, 1915 g; II Messaggero, 1915 g; Corriere di Napoli, 1915 b).
lunedi 18 gennaio 1915
Alle 12 il Re giunge ad Avezzano per visitare Scurcola Marsicana, Magliano dei Marsi, Massa d'Albe, Cappelle, San Pelino, Paterno, Celano, Aielli e Cerchio; rientrato ad Avezzano parte alla volta di Roma alle 15.20 con il Ministro Ciuffelli (Rossm, 1915 b; Il Messaggero, 1915 h; La Tribuna, 19150; ll Mattino, 1915b).
Giunto a Roma alle 18.15, il Ministro dei Lavori Pubblici delibera l'istituzione di tre uffici speciali del Genio Civile: uno a Sora, uno ad Avezzano, il terzo a Rieti, riuniti sotto l'unica direzione del comm. Grossi, Ispettore superiore del Genio Civile per il compartimento di Roma (II Messaggero, 1915 i; Corriere delta Sera, 1915; Il Giornale d'Italia, 1915 h; Decreto Reale 21 gennaio 1915, n. 39).
Giunge oggi ad Alba Fucense una compagnia di granatieri (ll Giornale d'Italia, 1915 i; ll Messaggero, 19151).
Nella giornata del 18 piove insistentemente (Corriere d'Italia, 1915 d).
martedi 19 gennaio 1915
Le operazioni condone nella giornata odierna e in quelle future saranno condizionate dalle avverse condizioni meteorologiche.
In pratica da oggi nevica su tutta la Piana del Fucino (CANTALUPO, 1915).
A questo punto è piuttosto difficile stabilire la distribuzione delle forze militari nei paesi danneggiati:
ad Alba Fucense sembra essere presente una compagnia di granatieri;
a San Pelino sono presenti la Compagnia del 18° reggimento fanteria e due plotoni dell'81 ° reggimento fanteria;
a San Benedetto oltre a 50 uomini del 18° reggimento fanteria giungono circa 100 militi della Guardia di Finanza per la costruzione di baraccamenti;
a Gioia dei Marsi sono presenti uomini dell'11° reggimento bersaglieri;
a Cerchio sono presenti 90 soldati;
a Pescina sono presenti diverse centinaia di soldati dell'11° reggimento bersaglieri;
verso Villavallelonga, non ancora raggiunta dai soccorsi, si recano 200 uomini dell'81 ° reggimento fanteria;
a Collarmele sono presenti due compagnie di granatieri;
ad Aielli sono presenti 400 uomini di truppa.
mercoledi 20 gennaio 1915
Alle 10 giunge nuovamente ad Avezzano il Re per una visita ai paesi di Luco dei Marsi, Trasacco, Ortucchio, San Benedetto dei Marsi e Pescina (Il Mattino, 1915 c; L'Osservatore Romano, 1915 e, f).
Viene chiamato alla direzione del Genio Civile di Avezzano l'ing. Lepore (Genio Civile di Avezzano, 1915).
Le operazioni di soccorso sono condotte in condizioni metereologiche disastrose: sulla Marsica terremotata nevica e le temperature scendono anche a 10° sotto zero.
Muri pericolanti, tende e baraccamenti vengono schiantati da forti tormente che impediscono spesso i trasporti ed i trasferimenti per via ordinaria, rendendo talvolta impossibile la cottura dei cibi.
Tra le forze di soccorso stesse si verificano casi di assideramento e moltissimi sono gli affetti da malattie alle vie respiratorie (BATTISTONE, 1915; BELLONCI, 1915; L'Osservatore Romano, 1915 g).
Oltre al già citato passo di Colli di Monte Bove, anche per la strada Pescasserroli-Alfedena (ove transita il traffico proveniente dallo scalo ferroviario sulla linea Sulmona-Isernia) il C.do Zona destina parte della truppa per presiedere allo sgombero della neve. giovedi 21 gennaio 1915 Alle 0.50 giunge ad Avezzano il Ministro delle Poste e Telegrafi on. Riccio (BATTISTONE, 1915; L'Osservatore Romano, 1915 h; Il Mattino, 1915 d).
In serata il Re firma un decreto legge, composto da 10 articoli, col quale si autorizza la spesa di lire 30.000.000 per i provvedimenti e le opere urgenti, anche d'interesse provinciale e comunale (ll Messaggero, 1915 m; L'Osservatore Romano, 1915 i; Decreto Reale 21 gennaio 1915, n. 27).
Altri importanti interventi di sussistenza (attendamenti, baraccamenti, panificio e cucine militari) derivano da accordi tra la Presidenza del Consiglio e il Ministero della Guerra (Il Mattino, 1915 e; L'Osservatore Romano, 19151).
venerdi 22 gennaìo 1915
Il Consiglio dei Ministri delibera che siano accertate da funzionari non appartenenti all'Amministrazione delle Ferrovie dello Stato le cause dei ritardi dei trasporti ed altri inconvenienti verificatisi sulle linee ferroviarie che toccano i paesi colpiti dal terremoto (Il Mattino, 1915 e).
Diminuendo le speranze di ritrovare in vita qualcuno sotto le macerie, parte del contingente viene utilizzato nel riattamento dei mulini lesionati, nella costruzione di forni (in attesa dei 4 forni carreggiati che dal 2 febbraio produrranno 6.000 razioni di pane al giorno), nella raccolta di documenti dei pubblici uffici e degli archivi giudiziari, notarili e parrocchiali, nel recupero di valori e vigilanza del patrimonio artistico.
Numerosi sono inoltre i rapporti di collaborazione con i Comitati di Soccorso e con i privati accorsi in gran numero nella zona fin dai primi giorni del terremoto (SALADINO, 1915; PANETTA, 1977).
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