Magliano dei Marsi è una cittadina ai piedi del Velino, sede anche della Riserva Naturale Orientata Monte Velino che è gestita dal Corpo Forestale delle Stato, il suo Centro di Visita è dotato di un moderno museo interattivo, un giardino botanico e alcune aree faunistiche.
Prima di parlare di questo vecchio centro storico, quasi del tutto scomparso a causa del sisma che la mattina del 13 gennaio 1915 sconvolse la Marsica, e del suo tessuto urbano, c'è da chiedere quale sia l'origine del paese e quale l'etimologia del nome Magliano.
Ancor oggi c'è chi sostiene che il nome Magliano , in latino Malleanum, derivi da malleus , il maglio. La riprova sarebbe quella stessa data dal Febonio cioè lo stemma comunale, ove è impresso, nel sigillo attuale, un giovane nudo che batte col maglio sull'incudine. Nello sfondo appaiono le tre cime del Velino.
La prima volta che il nome volgare di Magliano appare in un documento scritto, è nel 1250.
Secondo studi recenti, una villa romana dei Manlii, da cui fundus Manlianus sarebbe da identificarsi nella località Magliano Vecchio dove in età cristiana sorse la chiesa di Sancta Maria de Maliano (ora Santa Maria ad Nives). " L'esistenza della villa viene provata dalla presenza di iscrizioni sepolcrali, tombe a cappuccina, canali di drenaggio, una condotta di acquedotto antico, grossi macigni, segno di antiche costruzioni, (G. Grossi - Dall'età del ferro all'età arcaica). Sull'impianto di questa villa si sarebbe sviluppato il primo nucleo urbano di Magliano.
L'antichità della chiesa di Santa Maria ad Nives ed il fatto che essa già dai primordi rivestisse la dignità di parrocchia che poi ha conservato fino al giorno d'oggi, sebbene per diversi secoli fosse rimasta solitaria in aperta campagna, ( solo in questi ultimi tempi la zona si è ripopolata), sono la prova che il primo nucleo di Magliano sorgesse in questo luogo. Il colle, su cui qualche secolo dopo sarebbe sorta la chiesa di Santa Lucia , forse era ancora deserto, o vi affioravano ancora i resti di un ocre dell'età del ferro, secondo alcuni studi recenti. Durante i primi decenni del quattrocento Magliano dovette raggiungere un certa floridezza , che interessò l'assetto urbanistico che da allora incominciò ad assumere quell'aspetto , che doveva rimanere quasi inalterato fino al 13 gennaio 1915. Venne completata la facciata della chiesa di Santa Lucia con i tre portali gotici e al di sopra di quello centrale fu collocato il rosone finemente lavorato.
Agli inizi del millecinquecento, in seguito alle lotte fra i Colonna e gli Orsini i primi pensarono di circondare il paese di mura e di munire le porte di bastioni. All'epoca del Febonio sia le mura che i bastioni erano ancora integri. In seguito molti tratti furono inglobati da case.
Resti di mura sono riapparsi dopo il crollo delle abitazioni dovuto al terremoto già ricordato
CHIESA DI S. LUCIA
Il terremoto del 13 gennaio 1915 scosse dalle fondamenta la chiesa di S. Lucia e, ben poco oggi l'edificio sacro potrebbe ancora dire sulle origini, se non si fosse seguito , nella ricostruzione, il criterio di ripristinare il complesso così come doveva essere stato all'inizio, in base ad alcuni elementi originali riapparsi dopo la caduta di infrastrutture rinascimentali e barocche dovute a restauri ed ampliamenti che si erano susseguiti attraverso i secoli. L'interno della chiesa si presenta oggi a tre navate, di cui la centrale più alta, delimitate da colonne a sezione rotonda su cui si innalzano archi a sesto acuto poggianti su capitelli diversamente ornati.
La volta della navata centrale è a tetto apparente.
Di notevole, nell'interno, una statua lignea della Vergine col Bambino, opera del primo rinascimento: è collocata in alto sulla porta che si apre al campanile. Un Crocifisso del settecento si eleva sull'altare centrale e si staglia in un fondo dominato dalle canne dell'organo, delimitate da un arco gotico.
Nel presbiterio è collocato un cippo funerario romano dedicato ad una certa Cornelia Rodina.
CONVENTO E CHIESA DI SAN DOMENICO
Il convento e la chiesa furono costruiti nel quattordicesimo secolo ma subirono ampliamenti e modifiche attraverso i secoli.
Vi abitarono fino alla metà del 1500 le monache agostiniane e la chiesa era dedicata a Santa Maria Maddalena, lo stesso titolo del villaggio e convento, dirimpetto a Marano, che da esso dipendevano.
La chiesa è ad una sola navata con cappelle laterali decorate con motivi tardo-rinascimentali.
L'architettura d'insieme, nonostante i molti restauri attuati nei diversi secoli, si mantiene abbastanza pura.
Notevole il pulpito in legno nello stile tipico delle chiese domenicane, collocato in alto nella parete di destra e con copertura a baldacchino per dare maggiore risonanza alla voce del predicatore.
La facciata è ingentilita da un portale rinascimentale, finemente lavorato.
SANTA MARIA IN VALLE PORCLANETA
La notizia più antica del monastero e della chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta risale al 1080 .
E' data da un cronista benedettino del monastero di Montecassino. Si dice che fu distrutto nel 1268 in seguito alla guerra combattuta fra Corradino e Carlo D'Angiò.
Rimase la Chiesa che, pur tra tante disavventure, ha conservata intatta la sua struttura fino a noi.
Il Caciotorneo
Il gioco del cacio (formaggio) si svolge dal 1° gennaio al giorno di carnevale di ogni anno.
Il "Caciotorneo" è una gara a squadre, ad eliminazione, organizzata dall'A.N.A. di Magliano e si svolge nel suddetto periodo.
La gara consiste nel lanciare, a turno, una forma (pezza) di formaggio, anche di notevoli dimensioni, utilizzando solo la forza delle mani, senza l'ausilio di funi o fettucce.
Giocano due squadre per volta ed ognuna è composta da uno o più giocatori (solitamente tre o quattro). Il gioco costituisce un unicum nel suo genere per le regole che lo disciplinano.
Vige infatti un vero e proprio regolamento che si tramanda oralmente di generazione in generazione.
La sua interpretazione dà luogo a continue controversie per dirimere le quali sono chiamati i più anziani come depositari dell'interpretazione autentica.
Il circuito, su cui si svolge la gara, è costituito dalla vecchia strada di circonvallazione dell'antico centro urbano, chiamata popolarmente Giro di Tornoterra: il nome popolare sta ad indicare che la strada circondava la terra, cioè il paese.
La struttura di detta strada, dalla forma approssimativamente circolare, parte pianeggiante, parte in discesa e in salita, secondo la direttiva di marcia, da cui si dipartono nella parte esterna strade e stradette scoscese, veri e propri trabocchetti, ha ispirato gli articoli del Regolamento ai primi che dettero inizio alla tradizione.
Appellaturo è il nome del punto di partenza e di arrivo, chi vi giunge con un numero minori di colpi è dichiarato vincitore.
Ma attenzione! .. Non è solo questione di forza e di abilità nel lancio.
Perché il tiro sia valido,infatti, la pezza deve essere visibile dal punto da cui è stata lanciata Nel caso in cui sia "ceca", cioè non visibile , si perde un tiro. Il gioco ha avuto origine nella seconda metà del settecento nel pieno della società pastorale e contadina.
L'Infiorata Il giorno del Corpus Domini.
E' una nuova tradizione che sempre di più va imponendosi a Magliano.
Su di un disegno dai contenuti eucaristici, che ogni anno si rinnova, acquisendo aspetti artistici notevoli, un gruppo di giovani volenterosi la notte che precede la festa del Corpus Domini depone, con abilità, materiale colorato così da formare un immenso tappeto che orna l'ampio viale che da piazza della Repubblica sale leggermente fino all'incrocio con via Dalmazia.
La sera del Corpus Domini su questo tappeto incederà il sacerdote portando il Corpo di Cristo e dalla parte più alta della strada impartirà la grande benedizione eucaristica.
La Desolata
Questa cerimonia religiosa, che si ripete ogni anno la sera del Venerdì Santo, pur non vantando origini esclusivamente maglianesi ha acquistato a Magliano un suo carattere particolare, che la distingue da cerimonie simili per la ricchezza dei contenuti religiosi e artistici che si sono accumulati nel tempo.
Semplice è la trama narrativa che collega le diverse preghiere e considerazioni, l'itinerario che Maria percorre dal Sepolcro alla casa del figlio adottivo Giovanni, in attesa della promessa resurrezione. La parte culminante e di maggiore impatto emotivo è quando La Madre Desolata ripercorre le vie di Gerusalemme.
Le preghiere e le considerazioni sono animate da canti solistici e corali.
L'origine è da collocarsi agli inizi dell'ottocento ma non si conosce il motivo musicale originario. Il più antico di padre Francesco D'Alessandro non va al di là del 1860 ed è stato trasmesso oralmente. In seguito musicisti professionisti e dilettanti si sono cimentati nella creazione di nuovi motivi.
Fin da principio le arie erano a carattere solistico, in questi ultimi decenni, si è dato ampio spazio alle parti corali in nome di una religiosità meno individualistica secondo la nuova sensibilità creata dal Concilio Vaticano Il che offre ampio spazio al popolo di Dio, senza mortificare l'individuo.
Festa del 20 ottobre
Si tratta di una festa a carattere religioso e patriottico legata ad un evento della storia cittadina che vide Magliano, pur nella sua modestia, partecipe dell'epopea risorgimentale. Il 10 settembre del 1860, ad appena tre giorni dall'entrata di Garibaldi a Napoli, Magliano si pronunciava per l'Italia unita con ben 300 voti. Sembrava che con la battaglia sul Volturno tutto fosse finito invece inizia allora la reazione borbonica. Giunge nella Marsica il colonnello La Grange, i reazionari rialzano la testa. Ad Avezzano il colonnello apprende che a Magliano c'è stato un pronunciamento antiborbonico e molti sono i liberali e mazziniani.
Decide di intervenire.
Magliano si prepara alla difesa, vegliano in anni i soldati della Guardia Nazionale: In una delibera del Decurionato del 3 dicembre 1860 è scritto:" La Guardia Nazionale custode della fede dei Maglianesi, è stata salda di e notte in su le anni dal 10 al 20 ottobre". Il colonnello col suo esercito, formato di sbandati e miserabili, è alle porte del paese. Il decurionato si riunisce di tutta fretta nella sera del 19 ottobre e decide di lasciare il paese, scortato dalla Guardia Nazionale Il popolo, asserragliato nel centro storico, (gli abitanti fuori porta hanno abbandonato le loro case.), non sa di essere stato lasciato solo.
La mattina del 20 ottobre, all'albeggiare, non appena qualche mattiniero si accorge che il popolo è stato lasciato solo, dà l'allarme e in breve tempo è tutto un fuggi fuggi.
All'entrata del La Grange il paese è ormai deserto, solo una piccola processione guidata da un prete coraggioso. va incontro all'invasore.
Mentre la soldataglia si dà al saccheggio, il colonnello, giunto dinanzi alla chiesa di Santa Lucia, si ferma improvvisamente e, dopo un breve colloquio con Luigi Masciarelli, dà l'ordine di ritirata.>
Il Paese è salvo. Il popolo di Magliano vede nell'improvvisa decisione del colonnello l'intervento dei suoi Santi Protettori e Tutelari ed in onore di questi ogni anno ne celebra la memoria.
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