I Borghi d'Abruzzo
Pacentro è un caratteristico centro medievale che sorge sul sito che fu di Pacino, antico centro dei Peligni.
Numerosi sono stati i ritrovamenti archeologici, fra i quali interessanti pitture rupestri, legate ai riti propiziatori della caccia che hanno documentato la presenza dell’uomo primitivo; nella zona di Busciara si trovano resti di tombe, forni in ceramica, olle per conservare gli alimenti.
Al 1170 risale la prima testimonianza scritta del paese, anno in cui la chiesa di San Panfilo fu donata al vescovado di Sulmona. Il centro seguì le vicende storiche del regno di Napoli.
Appartenuto ai Caldora e ai Cantelmo, nel 1483, venne ceduto dal re di Napoli a Mario Orsini, i cui discendenti ne conservarono il possesso per oltre un secolo; successivamente appartenne ai Colonna e ai Barberini. La Storia - VIII sec., la prima menzione di Pacentro si ha con la donazione al monastero di S. Vincenzo al Volturno della chiesa di Sancti Leopardo in Pacentru da parte dei duchi di Spoleto Lupo e Ildebrando. - X-XI sec., è eretto il castello a difesa della popolazione della Valle Peligna, minacciata dalle scorrerie di Saraceni e Normanni. Intorno ad esso sorgono le prime case e chiese, e si sviluppa l'economia del borgo.
- 1170 ca., il Catalogo dei Baroni del Regno di Napoli informa che il castello di Pacentro è abitato da 48 famiglie.
- 1270 ca.-1464, periodo caldoresco. Con il riaccendersi della contesa tra Aragonesi e Angioini per la successione al Regno di Napoli, Pacentro diviene uno dei perni della lotta angioina contro gli Aragonesi sostenuti da Sulmona. Sotto Giacomo Caldora Pacentro trova il modo di svilupparsi e conosce anche un periodo di relativo benessere. La sconfitta degli Angioini nel 1464 travolge Antonio Caldora che perde tutte le sue terre.
- 1483-1612, il feudo è possesso del ramo di Napoli della famiglia Orsini. Con l'avvento della dinastia aragonese, i nuovi feudatari apportano modifiche sostanziali al castello.
- 1613-1624, Pacentro appartiene al capitano Antonio Domenico De Sanctis.
- 1626-1648, smembrato dai creditori, il feudo perviene ai Colonna, principi di Zagarolo.
- 1664, la Regia Corte di Napoli vende il castello a Maffeo Barberini, al quale subentrano poi i marchesi Recupito di Raiano, che lo tengono sino all'abolizione del feudalesimo. - XX sec., dopo essere stato interessato, nei decenni successivi all'Unità d'Italia, dal fenomeno del brigantaggio, il borgo è colpito nel corso del Novecento da due ondate di emigrazione, agli inizi del secolo e poi tra gli anni '40 e '60, che causano il suo spopolamento.
Sulla collina del borgo si erge il Castello dei Caldora, che nella sua struttura originaria risale al X secolo.
Faceva parte - insieme ai castelli di Pettorano, Introdacqua, Anversa, Bugnara, Popoli e Roccacasale - del sistema difensivo della Valle Peligna.
Inizialmente aveva una pianta triangolare con una sola torre a nord per difendersi dagli attacchi nemici.
L'innalzamento della torre di nord-est, la più antica è alta 24 m, si deve ai feudatari Gualtieri e Pietrone di Collepietro nel XIII sec.
Quando poi, nel XV sec., passò ai Caldora, il castello fu ingrandito con l'aggiunta delle altre due torri e dell'ala residenziale.
Dopo i Caldora lo tennero gli Orsini, che fecero costruire le torri cilindriche a protezione di quelle quadrangolari.
Le due torri più alte hanno un'elegante merlatura con coronamento di beccatelli scolpiti con figure antropomorfe, mentre i torrioni circolari presentano feritoie per archibugi e bombarde.
Una camminata per il borgo permette di scoprire altri luoghi interessanti.
I Canaje è l'antico lavatoio pubblico, costruito con lastroni di pietra. Le donne vi convenivano da ogni punto del paese, trasportando sulla testa le caratteristiche uaccile (i catini di rame).
La Preta tonna, o pietra dello scandalo, è una grossa pietra incavata utilizzata come antica unità di misura del grano, sulla quale i debitori insolventi erano obbligati a sedere nudi davanti ai passanti, come forma di pubblica umiliazione. Tra le chiese, merita una visita la cinquecentesca Chiesa Madre.
La sua imponente facciata, ornata da un cornicione lavorato, è arricchita da una graziosa meridiana.
La porta d'ingresso originaria è custodita all'interno ed è opera pregevole di un artista locale, interamente intagliata nel legno. La volta della chiesa è tutta coperta di stucchi.
All'esterno, il bel campanile è secondo per altezza, nella valle, solo a quello dell'Annunziata di Sulmona. Nei paese si trovano diversi palazzi signorili dagli splendidi portali, come il seicentesco Palazzo Tonno, il Palazzo La Rocca (sede del municipio), Palazzo Avolio,Palazzo Massa, Palazzo Granata, Palazzo Simone ed altri.
La chiesa di San Marcello,1047, è la più antica del borgo.
Contiene interessanti affreschi e presenta un portale di legno intagliato da artigiani locali su cui ancora si legge la data 169.
La chiesa Madonna delle Grazie, eretta verso la fine del Cinquecento è una tipica chiesa rurale con navata unica e pianta rettangolare.
La chiesa della SS. Concezione, in stile barocco, che si estende per l'intera lunghezza su un lato del Convento dei Minori Osservanti, fondato nel 1589. Sopra l'altare maggiore della chiesa campeggia un maestoso dipinto dedicato all'Immacolata, opera del pittore fiammingo Spranger.
Nella grotta di Colle Nusca, poco distante dal paese, sono presenti dei graffiti con scene di caccia raffiguranti otto uomini armati di frecce e archi.
Tra le tradizioni locali spicca la "Corsa degli Zingari", gara podistica a piedi nudi che si tiene la prima domenica di settembre in onore della Madonna di Loreto.
I giovani del paese salgono sulle pendici del Colle Ardinghi, che si trova di fronte al paese, e al suono improvviso della campana della chiesetta dedicata alla Vergine si lanciano scalzi lungo il ripido e aspro sentiero che dal colle porta alla chiesa riportando non poche ferite.
Di origini antichissime, risalenti secondo alcuni a riti romani, la leggenda vuole che la Corsa fosse utilizzata anche dal valoroso condottiero Giacomo Caldora per selezionare tra i popolani validi elementi per il suo esercito mercenario.
Quel che è certo è che su una base pagana, come per molte ricorrenze religiose, si è poi inserito il culto cristiano per la Madonna di Loreto. Al di là delle leggende la Corsa è documentata con certezza, per ricostruzione orale e documentale negli ultimi 200 anni e trae origine dalle tradizioni silvo-pastorali della popolazione.
Il vincitore della corsa riceve in premio l'ambìto Palio, un taglio di stoffa che nei tempi passati serviva per cucire il vestito buono.
Al termine della gara, quando l'ultimo concorrente è arrivato stremato all'altare della chiesa, le porte del santuario si serrano per portare a termine le operazioni di soccorso e medicazione delle ferite.
Si riapriranno dopo pochi minuti per lasciare spazio al corteo del vincitore.
I primi tre classificati vengono portati in spalla dai compagni per le vie del paese accompagnati dalla banda musicale
Pasqua, Venerdì Santo Processione di Gesù Morto
Aprile, Festa di San Marco Evangelista, con Fiera in onore del compatrono, e lancio della mongolfiera.
Maggio, Festa di S. Maria della Misericordia.
Giugno, Festa del Corpus Domini con solenne processione su fiori di ginestra e thuma.
Agosto, Sagra della Polta
Agosto, Rievocazione storica: de L'Arrolamento della Gente d'Arme di Antonio Caldora nell' Anno del Signore 1450
Settembre, Festa della Madonna di Loreto con la Corsa degli Zingari e con quelle degli Zingarelli.
Ottobre, festa della Madonna del Rosario, e lancio della mongolfiera.
Novembre, Festa di San Carlo, e lancio della mongolfiera.
Dicembre, 30 del mese, Presepe Vivente per le suggestive vie medievali del paese fino a giungere alla grotta della Natività della Fonte del Vallone.
Ristorante Taverna dei Caldora Piazza Umberto I, 13 Tel. 0864.41139
Ristorante Posta Pacentrana Strada Statale 487, 1 Tel. 0864.41604
Ristorante La Furnacella Piazza Del Popolo, 22 Tel. 0864.41137
Hotel Celidonio Loc. Passo San Leonardo tel. 0864.41138
Sonia Bed and Breakfast Vico II Santa Maria Maggiore, 18 Tel. 0864.41563
Bed & breakfast Sogno D'Amore Località Cavallina, 1 Tel. 328.3726489
Municipio: via S. M. Maggiore, tel. 086441114
Centro Informazioni Parco Naturale della Maiella: via Roma, tel. 3383112184
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