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GIU
2009

Introdacqua

I Borghi d'Abruzzo
 

Il nome

Introdacqua deriva dal latino inter aquas, ossia "dentro le acque", a significare l'abbondanza di sorgenti nel territorio.
 

La Storia

 • IX sec., la grande disponibilità di acque utili per l'agricoltura, grazie alla presenza di numerose fonti in montagna e ruscelli che scorrono nelle colline poste tra le valli di S. Antonio e di Contra, inducono i monaci della potente abbazia di S. Clemente a Casàuria, a mandare coloni in questo luogo per coltivarvi le terre di loro proprietà. Nasce così una prima comunità organizzata che dipende dall'abbazia e sarà poi feudo di diverse nobili famiglie, tra le quali sono da ricordare i D'Aquino e i Trasmondi. Nel XIII sec. sorge il castello con funzioni difensive, trovandosi Introdacqua coinvolta nelle lotte interne sulmonesi.
• 1400 ca., viene eretto il palazzo marchesale.
• 1474, inizia la costruzione della chiesa madre, che sarà terminata intorno al 1510.
• 1654, si verifica il primo dei terremoti di cui si ha notizia; seguono quelli del 1703, 1704, 1706, 1915.
• XIX-XX sec., tra gli ultimi decenni dell'Ottocento e gli anni '50 del Novecento, molti introdacquesi sono costretti dalle cattive condizioni di vita ad emigrare, soprattutto negli Usa. Per tutti coloro che vivono all'estero, le feste d'agosto in onore dei Santi Protettori sono l'occasione per tornare nel borgo.
 

Visita al Borgo

Il campanile seicentesco, costruito in pietra locale, ben simboleggia la solidità di Introdacqua,  se è vero che ha resistito, senza nemmeno scalfirsi, a quattro o cinque terremoti.
 
Nella parte alta del borgo, la torre medievale (XIII sec.) che qui chiamano "il castello". Si tratta in realtà di un dongione, una tipologia difensiva poco diffusa, non adatta a contenere la dimora del feudatario.
Il muro di cinta, a pianta esagonale, ha il lato di m. 7,30, mentre la torre, a pianta quadrata, ha il lato di m. 5,20. Intorno a lu castiélle si sviluppa la parte antica dell'abitato, con i suoi scorci caratteristici, con le case che fanno da corona alla torre che è l'icona di Introdacqua, l'immagine che subito entra nella visuale percorrendo il viale d'accesso al borgo.
 
La Chiesa Madre è stata costruita intorno agli anni 1474-1510. Ha l'interno basilicale a tre navate, di armonica solennità, con un bell'altare barocco. Vi sono custodite le spoglie  di S. Feliciano, protettore del paese. A destra del portale sud c'è un affresco dedicato a S. Cristoforo. La sua attuale collocazione al di sotto del piano stradale è dovuta ad un'alluvione che ha colpito il paese. Aveva il soffitto a lacunari con 1200 riquadri raffiguranti ognuno una testa d'angelo, perduti in occasione dei restauri.
 
La chiesa della Santissima Trinità, edificata sulle rovine della chiesa di S. Panfilio, che  era stata sommersa dalla stessa alluvione che colpì la Chiesa Madre, fu ultimata nel 1706. La chiesa campestre di S. Giovanni Battista si può far risalire intorno al Mille e conserva alcuni affreschi originari.
 
La Fontana vecchia è una costruzione in pietra viva, costituita da un parapetto a cortina con una vasca-abbeveratoio rettangolare per la raccolta dell'acqua. Sotto la cornice di coronamento presenta lo stemma in pietra del paese, con la data di costruzione, 1706, e la scritta in latino con i nomi dei massari dell'epoca. Furono loro a volere la grande fontana che è stata per lungo tempo l'unica fonte di approvvigionamento per gli abitanti, altrimenti costretti a recarsi alla sorgente detta la fonte delle streghe.
 
La chiesa di Sant'Antonio, posta in amena posizione a m.735 s.m. , fu costruita nel 1518 in onore del santo invocato come protettore contro il cosiddetto fuoco di Sant'Antonio.
 
La chiesa dell'Addolorata, si trova nel nucleo urbano. Al suo interno vi si conservano le statue di Cristo Morto  e dell'Addolorata, che vengono portate in processione il Venerdì Santo.
 
Il palazzo marchesale, detto anche Trasmondi dal casato degli ultimi feudatari di Introdacqua, risale al 1400. Piazzato al centro del paese con la sua mole imponente, è custode di segreti legati al potere feudale. Per la gente del posto è Còcciatuòste, dal soprannome di un membro della famiglia Susi, che nel 1855 qui fece nascondere lo scrittore e patriota Panfilo Serafini, fuggiasco da Sulmona. In anni lontani vi si era rifugiato, ospite dei D'Aquino, anche Giovanni Quatrario, l'umanista amico di Petrarca.
 
Delle due porte dette della terra, in passato munite di pesanti battenti che venivano chiusi al sopraggiungere della notte o in caso di pericolo, la più interessante è quella rivolta a nord, posta a ridosso del palazzo marchesale.
Lo stemma quadripartito in pietra che la sovrasta è quello della famiglia Trasmondi.
 

Il prodotto del borgo

Olio extravergine d'oliva, salumi, formaggi, aglio rosso, ceci, cereali.
 

Il piatto del borgo


I frescheriélle sono un impasto di farina di granturco e acqua, cotto in un paiolo di rame, che somiglia alla polenta, ma non è la polenta, a causa della minore compattezza. Sono conditi in vari modi, il migliore forse è con la salsiccia.
 
Un dolce introdacquese tipico è la malterràte ("mandorle atterrate"), ottenuto amalgamando con cioccolato denso i noccioli di mandorle dolci abbrustolite.
 
 




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