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GIU
2009

Castel del Monte

I Borghi d'Abruzzo
 

Il nome

Il toponimo Castellum de Montis rende chiaramente l’idea di centro fortificato incastonato tra le montagne.
 

La Storia

• XI sec. a.C., sono databili a quest’epoca i più antichi reperti della necropoli italica scoperta nella piana a sud del borgo.
• IV sec. a.C., la conquista romana porta alla costruzione, nella piana posta a mezzogiorno dell’odierno abitato, di un pagus chiamato Città delle Tre Corone forse per via di una triplice fortificazione.
• XI sec., l’antico villaggio, abbandonato per sfuggire alle scorrerie dei barbari, viene sostituito con l’attuale Ricetto, la parte più antica di Castel del Monte che si sviluppa intorno al castello.
• 1223, una bolla pontificia riporta per la prima volta il nome di Castellum de Monte.
• 1298, i conti di Acquaviva prendono possesso del borgo che nel 1474 entrerà a far parte dei domini di Alessandro Sforza per poi passare ai Piccolomini.
• 1501, le truppe aquilane legate alla Spagna penetrano nel borgo e lo saccheggiano perché rimasto fedele alla Francia.
• 1579, i Piccolomini cedono Castel del Monte e le terre circostanti ai Medici, i signori di Firenze, che lo governeranno in modo accorto e illuminato fino al 1743.
• 1743-1861, il territorio passa ai Borboni, re delle Due Sicilie.
• 1861, anche con l’Unità d’Italia, le porte del borgo vengono sbarrate la sera, al suonare dell’Angelus: il motivo, ora, è la paura dei briganti presenti in zona fino agli ultimi decenni del secolo.


Visita del borgo

 Sospeso tra le vette del Gran Sasso e la valle del Tirino, un miracolo di pietra prende forma sotto i nostri occhi: è Castel del Monte, annunciato dalla possente torre campanaria.
 
La durata dei ricordi, qui, è più dolce che altrove e si materializza, appena entrati nel borgo, in quei mirabili pezzi di architettura popolare che sono gli antichi portali, le finestre, i “vignali” (le scale esterne), gli archi di passaggio.
 
La compattezza dell’abitato, legata a questioni difensive, esigeva per la forte pendenza del terreno il modello della casa-torre.
 
Le abitazioni, disposte sulle direttrici parallele alle curve di livello (le strade principali) intersecate da vie di collegamento ripide e tortuose, si saldano le une alle altre attraverso archi e volte (gli “sporti”).
 
La visita al paese antico può iniziare da Porta S. Rocco che un tempo faceva parte della cinta difensiva, ancora visibile.
 
All’ingresso dell’abitato sorge la chiesa di S. Rocco, eretta dopo la peste del 1656 con una facciata “a vela” rettangolare.
 
In via Duca degli Abruzzi si incontra uno dei tre antichi forni in cui i castellani venivano a cuocere il pane.
 
Lungo la salita si trova il Palazzo del Governatore, costruito tra XV e XVI secolo su una superficie che occupava l’intero isolato.
Gli smembramenti di proprietà ne rendono oggi ardua la lettura: da notare la struttura impostata su grandi archi, il bellissimo portale del 1559 e le due bifore ornamentali.
 
Anche del vicino Palazzo Colelli, in via del Codacchio, è difficile oggi riconoscere l’antica grandezza, che sopravvive solo nel loggiato, nel torrione e nel ricordo delle cento stanze.
 
Giunti a Porta di S. Maria, ci si ferma nell’omonima via per guardare il panorama e, in basso, la chiesetta della Madonna delle Grazie, unica sopravvissuta, insieme a quella di S. Donato, delle numerose chiese che sorgevano fuori le mura.
 
Si arriva in breve alla Madonna del Suffragio, risalente alla prima metà del XV secolo e ricca di barocche decorazioni in stucco.
 
Da ammirare, qui, l’altare maggiore alto 12 m, un capolavoro in legno scolpito e dorato che conserva al centro una statua della Vergine vestita come le castellane del tempo. Pregevoli sono anche l’organo dorato del 1508 e il dipinto del fiorentino Bernardino di Lorenzo (1585) in un altare laterale. Splendida, dalla piazza della chiesa, la vista su monti e valli, sul piano di S. Marco e Rocca Calascio.
 
Piazzetta delle Mura, la sola alberata del vecchio borgo, riporta al tempo in cui le donne erano padrone del paese e venivano qui ad asciugare il grano, fare il bucato o chiacchierare, mentre i loro uomini erano lontani per la transumanza.
Proseguendo verso la parte alta, per le vie S. Maria e Clemente, ci si imbatte in una bella sequenza di “sporti”, che sono come delle gallerie che corrono nelle viscere del borgo. Le leggende fiorite sugli sporti si spiegano con il loro fascino arcano, frutto di una sapienza costruttiva che sfruttava le pendenze del terreno e vi modellava le abitazioni, scavalcando la roccia o edificando su di essa. 
 
Oltrepassato un altro forno e il vecchio fondaco, si penetra nel cuore dell’abitato dove sorge la chiesa di S.Caterina, dall’aspetto dimesso.
 
Oltrepassata la Casa Comunale, si entra, in fondo a via Duca degli Abruzzi, nel Ricetto, il villaggio originario, rimasto chiuso su se stesso là dove sorgeva il cortile del castello munito di torre, oggi parte integrante della Chiesa Matrice. Lo stretto passaggio verso il campanile reca uno splendido portale, mentre ad attirare l’attenzione uscendo dalla Porta del Ricetto verso la chiesa, è la muraglia difensiva trasformata in abitazioni.
 
La Chiesa Matrice, dedicata a S. Marco, ha un accesso solo laterale e si presenta all’interno con una profusione di stili e materiali non priva di fascino: altari in legno, in marmo e in pietra, fregi rinascimentali, stucchi barocchi, sculture lignee e angeli di gesso. Colpisce sul fonte battesimale l’organo in legno dorato del XVI secolo. Dopo una sosta alla Taverna Matrice, si conclude la visita a Porta S. Ubaldo.
 
Il piazzale antistante è punto d’incrocio di venti che d’inverno lo liberano dalla neve, per cui il viaggiatore che entra nel borgo da questa porta ha l’impressione di approdare a un rifugio sicuro, mentre chi ne esce si sente spiacevolmente esposto alle intemperie. 
Salendo da Castel del Monte verso la montagna, si scoprono gli immensi spazi di Campo Imperatore, che appare, a quota 1600 m, come una prateria senza confini dove lo sguardo si perde in un mare d’erba o di neve.
 
Interessante, infine, la zona archeologica di Colle S. Marco, con i resti tuttora evidenti di un insediamento (strutture di case, stalle, recinti di orti) risalente all’anno Mille, prima che gli antichi abitanti si rifugiassero nel Ricetto per dar vita all’attuale paese. 

 
Il prodotto del borgo

Luogo di snodo di antichi tratturi e transumanze, sul versante aquilano del Gran Sasso, Castel del Monte conserva una produzione ovina di qualità, dal pecorino ottenuto da latte rigorosamente crudo alla ricotta, dal raro “marcetto” -  squisita crema piccante di formaggio pecorino fermentato - alla “chiaranese”, carne di pecora cotta lentamente in grossi recipienti secondo l’uso dei pastori. 


Il piatto del borgo

Comunità chiusa e per secoli dedita alla pastorizia e all’attività agricola, quella di Castel del Monte ha saputo sviluppare una cucina fantasiosa fondata su ingredienti semplici e poveri come l'economia del paese.
 
Ecco quindi una grande varietà di paste "ammassate" in varie forme - strangolapreti, surge sfunnete, laganelle, ciafrichiglie,  taccuzzelle - a base di farina e acqua.
 
Per preparare saporite minestre la pasta viene unita con patate, legumi e verdure; tra queste ultime, i volacri che si raccolgono a primavera in montagna danno vita a un’originale ricetta. 

Le donne castellane sono inoltre abili nella preparazione dei dolci, che vengono offerti quando si ricevono visite: crespeglie, calciuniglie, mustaccioglie, néule, nocciatterrati, cicerecchiole.
 
 




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